"SERGIO FACCIA DI PIETRA"
ll ’65 non avrebbe
finito di sorprendermi.
Quello fu l’anno in cui m’imbattei in Maddalena,
ovvero nell’irruzione della cultura mitteleuropea
nel nostro asfittico mondo provinciale, nel ciclone Endrigo.Come
i meteorologi danno un nome di donna alle tempeste, io non
trovo altro nome da dare alla rivoluzione più radicale
avvenuta nel nostro mondo di intimisti un po’ sfigati,
in cui il disagio non sapeva trasformarsi in invettiva…Mi
rendo conto che queste affermazioni possono apparire esagerate,ma
, siamo onesti, nel nostro mondo, comunque delizioso, di
gatte, di poeti, di stelline vicine vicine, di aulici concerti,
fino ad allora c’eravamo accontentati di volare esangui
quando improvvisamente la vita irruppe con la crudezza propria
della cronaca nera, svelandoci impietosamente il delitto
passionale di Via Broletto, al numero 34…
“E’ tanto
bella la bimba mia
e giura sempre d’amarmi tanto
ma quando io la bacio
lei ride e parla d’altro
o mangia noccioline…”
… Mangia noccioline? Quando mai la protagonista di
una storia d’amore, la musa ispiratrice di noi cantautori,
unici poeti autorizzati, era mai stata mostrata nella sua
squallida verità di donnetta da quattro soldi, con
la crudezza di un personaggio da film di Rossellini, anzi,
di Germi, così poco “angelicata” da non
meritarsi neppure l’onore di essere chiamata “puttana”
?
Certe situazioni passionali si risolvono senza strepiti
operistici da tenori sfiatati ma con l’understatement
proprio dei veri signori:
“ Se passate da
Via Broletto al numero 34,
potete anche gridare, fare quello che vi pare,
l’amore mio non vi sentirà:
ora dorme, e sul suo bel viso
ha l’ombra di un sorriso
ma proprio sopra il cuore
ha un forellino rosso,
rosso come un fiore…
Sono stato io,
mi perdoni Iddìo,
ma sono un gentiluomo
e a nessuno dirò il perché….”
Qui c’è tutto l’Endrigo mitteleuropeo,
siamo ai girotondi gelidi di Schnitzler, al Carné
di “Alba tragica”, a “L’uomo di
paglia” di Germi, appunto…
Con Sergio per la prima volta la donna si fa carne e sangue,
per una “squinzia”
che muore c’è in arrivo la sulfurea Maddalena,
“che regala notti bianche”
Oggi può sembrare ridicolo, ma una frase così
violenta non s’era mai sentita.
“Regalare notti bianche” era come scrivere “SCOPARE”
sui muri di una chiesa, né alla radio di Stato s’era
mai udito nulla di più scandaloso….
… ci davamo
di gomito, noi ragazzetti che avevamo capito… Endrigo
era il nostro Brel, e “Viva Maddalena” la nostra
“Amsterdam”…erano quelli i primi micidiali
attacchi al perbenismo piccolo borghese!
Come si usava nella cultura mitteleuropea, le rivoluzioni
si facevano in marsina, erano signori come Freud, come Karl
Kraus, come il “triestino” Joyce, che sconvolgevano
il luogo comune, le solide e stolide certezze…
…il dalmata Sergio, “faccia di pietra”,
era della partita. Come capita spesso ai timidi sarebbe
stato lui quello demandato dal destino a dare una spallata
decisiva al sistema canzonettistico italiano, cui mancava
sempre “una lira per fare un milione”…
prigioniero di mille vorrei-ma-non-posso…perso in
un abisso di prevedibilità. Mentre lui…
…lui, così longanesianamente antiretorico,
che sicuramente ama più l’Autunno dell’Estate,
i giorni di pioggia più dei tramonti infuocati, le
scogliere dalmate più delle lande sabbiose della
insostenibile riviera romagnola dove regnano i bagnini infoiati
ed i botoli ringhiosi che sfuggono a mamme dimentiche e
scatenate…lui che ha il silenzio ed il pudore scontroso
come cifra di lettura, chissà cosa darebbe per potere
come Anna Magnani ad un certo punto sbottare e lanciare
un urlo, uno solo, ma di tale portata che quello di Munch
appaia un innocuo sbadiglio…Purtroppo non sarà
mai nelle sue corde, quando ragazzo sceglierà uno
strumento sarà il contrabbasso, il meno “caciarone”
ma senz’altro il più essenziale. I suoi cantanti
preferiti? I “sussurratori” brasiliani, Joao
Gilberto e Vinicius in testa…
Si è detto comunista, ma non sarebbe mai stato capace
con la sua educazione austro-ungarica di prevaricare il
prossimo in nome di un’astrazione. Oggi poi non giurerei
che quella sia ancora la sua scelta di campo, ora che la
sua faccia di pietra sembra nascondere più beffarde
ironie che rabbiose indignazioni, basta leggere il suo introvabile
romanzo ( pubblicato in Svizzera da una sua devota estimatrice),
dal titolo “Quanto mi dai se mi sparo?”. La
trama è meno fantastica di quanto possa sembrare
a prima vista: è la storia di un cantante che si
vede sopravanzare da qualunque scalzacane di scarse qualità
canore e di ancor minori qualità contenutistiche,
e che dunque vive circondato da fenomeni che saranno pure
passeggeri ma che comunque, susseguendosi una stagione dopo
l’altra, gli rubano la scena e il meritato successo.
Decide dunque di annunciare l’ultimo concerto, nel
vero senso del termine…promette che alla fine del
concerto si sparerà! Immaginarsi cosa succederà:
i biglietti andranno a ruba, gli sponsors si affolleranno
disposti a pagare
qualsiasi cifra per un 30” di spot durante la ripresa
televisiva, a sua volta venduta a peso d’oro a qualche
rete internazionale...insomma, un affare di miliardi coi
quali il nostro eroe si dileguerà alla fine, infischiandosene
della parola data e della coerenza ideologica… …
quanto distante dalla risposta che nel ’66 aveva dato
a “ La donna del Sud”, una mia canzone d’amore
che non vedeva in Maria, emigrata al Nord, una vittima del
capitalismo ma solo una bellezza da desiderare. Allora il
mio disinteresse per la questione meridionale lo scandalizzò,
tanto che scrisse una canzone a sua volta che se non erro
intitolò “Il treno del Sud”che iniziava
dicendo:
“Il treno che viene
dal Sud
non porta soltanto Marie…”
chiaramente rimproverandomi…ora penso che sarebbe
più indulgente e spenderebbe volentieri insieme a
lei i tanti miliardi accumulati con quel tiro giocato idealmente
a tutti i sepolcri imbiancati che ci circondano…